home | esperto risponde | gravidanza | Non voglio...
l\'esperto risponde
In questa sezione potete rivolgere le vostre domande a vari specialisti. Le risposte saranno pubbliche, ma garantiremo l´anonimato cambiando nomi e situazioni. Le risposte complete degli specialisti arriveranno anche direttamente a voi nella vostra casella mail.

fai la tua domanda
Giovanna chiede:

Non voglio permettere al dolore di distruggermi

D: Salve, sono una mamma di 34 anni di un bel bambino di circa cinque. Sfortunatamente due mesi fa, dopo  una gravidanza e un parto “perfetti”, ho perso la mia seconda figlia a 36 ore dalla nascita, per un problema cardiaco non diagnosticato durante la gestazione. È nata, l’ho avuta con me un giorno intero ignara del suo problema. L’ho stretta, accudita, l’ho allattata e si era attaccata benissimo al seno… e il giorno dopo mi è morta tra le braccia. Io e mio marito siamo a pezzi. Ogni notte mi sveglio sempre alla stessa ora, rivivo i momenti del parto, ripercorro per quanto mi è possibile il periodo dei nove mesi di attesa, rivedo mia figlia in arresto cardiaco tra le mie braccia… e di giorno faccio uno sforzo sovra umano per continuare ad occuparmi di mio figlio, di mio marito della casa e di me stessa. Non riesco a sfogare la mia sofferenza in famiglia e in pubblico. A mio figlio cerco di trasmettere serenità, provo a giocare con lui ma il mio pensiero è sempre alla sorellina. Evito di parlarne per non scoppiare in lacrime ma poi io e il mio povero marito, al primo ricordo e nei momenti di solitudine scoppiamo in lacrime incontrollabili come i bambini. Inoltre mi pesano gli sguardi delle persone che prima mi fermavano,  mi parlavano, mi sorridevano e dopo aver saputo, mi evitano! Perfino i parenti evitano ora di chiamarci perché “non hanno parole… e non sanno cosa dire”. Io comprendo che molti si allontanano perché non sanno cosa dirmi o perché non vogliono neanche provare ad immaginare a quello che io chiamo “il dolore supremo”: la perdita del proprio figlio. Io con mia figlia ho perso la mia vita normale. E la cosa peggiore è che non riesco nemmeno  a capire la causa della malformazione che ha ucciso mia figlia. Mi stanno sottoponendo a indagini genetiche interminabili, onerose, estenuanti… A me, un soggetto sanissimo e attento alla salute. Ed io oggi non so ancora se devo prendermela con i dottori, con qualcosa che posso aver fatto inconsapevolmente… Mia figlia se n’è andata e io non so perché! E la cosa peggiore che non riesco più a gioire di niente di tutto ciò che prima mi piaceva. Quando abbraccio mio figlio e mio marito, penso a quella figlia che non posso abbracciare perché è lì, da sola, sepolta al cimitero. E certi giorni, se non avessi l’impegno scolastico di mio figlio, fatico davvero ad alzarmi dal letto e a darmi una ragione per continuare la giornata. Il dolore è troppo forte. Speravo nel passare del tempo… ma pian piano il dolore psicologico sta diventando male fisico. A volte il cuore si accelera d’improvviso fino a farmi male e la notte ci sono momenti che posso contare tutti i battiti…. Il vuoto interiore ed esteriore è troppo, troppo insopportabile. Non riesco nemmeno a riavviarmi con un lavoro (precario) che avevo prima, in quanto il mio pensiero fisso è quello di recuperare la mia gravidanza perduta. E mi consumo tra l’attesa di almeno altri 4 mesi e la paura che qualcos’altro possa andare storto. Ma tutto ciò mi spaventa e mi crea nuova ansia. Non voglio vivere nella paura. Non voglio permettere al dolore di distruggermi, non voglio privarmi della possibilità di provare nuove gioie. Ma ogni giorno la mia tristezza peggiora e io non so più che cosa fare…

R: Cara Giovanna, per affrontare il grande dolore che sta vivendo, le consiglio di rivolgersi al più presto ad uno psichiatra e/o psicologo con cui poter parlare delle situazione e di quello che prova. Questa potrebbe essere un’opportunità per riprendere in mano la sua vita dopo tutto quello che ha passato e per prevenire l’eventuale insorgenza di una sintomatologia ansiosa e/o depressiva che si potrebbe sviluppare dopo esperienze di questo tipo. Questo è un modo, come dice lei, per cercare di non “vivere nella paura” e di “non privarsi della possibilità di provare nuove gioie”. Cari saluti, O.N.Da – Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna.

TAG:
Vota:
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars
Caricamento ... Caricamento ...
top
IL FORUM


Condividi con la nostra community di mamme i tuoi problemi!

TROVA AIUTO

Seleziona la tua regione: