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In questa sezione potete rivolgere le vostre domande a vari specialisti. Le risposte saranno pubbliche, ma garantiremo l´anonimato cambiando nomi e situazioni. Le risposte complete degli specialisti arriveranno anche direttamente a voi nella vostra casella mail.

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Federica chiede:

Aspetto un figlio e temo l’invadenza di mia madre

D: Sono alla prima, desiderata gravidanza. Tutto procede bene, non ho grandi ansie e il rapporto con il mio compagno è molto tranquillo e rassicurante. L’unico pensiero che mina la serenità della gravidanza, e soprattutto il pensiero del “dopo”, è il comportamento di mia madre. È sempre stata molto dominante e ho fatto molta fatica a staccarmene, sia con la terapia che mettendo una considerevole distanza fisica, cosa che non le impedisce comunque di cercare in tutti i modi di imporsi, a un livello esasperante. Uno dei motivi per cui non ho voluto figli finora (e pensavo di non volerne affatto) è stata proprio la paura della sua invadenza, che puntuale si sta presentando. Invadenza in qualsiasi tipo di scelta circa la bambina, dai pannolini ai seggioloni, perfino nella frequenza delle visite ginecologiche. E’ una vita che provo a parlarle, in tutti i modi, con le buone, con le “cattive”, allontanandomi, spiegandomi, ma nulla funziona. quando le dico qualcosa che non le piace fa semplicemente finta di non sentire e cambia discorso. Già il pensiero che verrà a trovarmi e si fermerà per un paio di settimane dopo il parto mi getta nel panico. Non serve dirle di non venire o di limitarsi a 2-3 giorni, so che non lo farà, dato che ho già avuto un’esperienza simile dopo un’operazione qualche anno fa. Sono stata per anni in terapia ma, sebbene mi abbia aiutato per lo meno a eliminare qualche senso di colpa istillato a causa dei miei allontanamenti, non ha risolto granché e ho perso completamente fiducia. Forse esagero, ma questa situazione ingestibile mi sta creando molta inquietudine, a partire dall’insonnia che ho visto peggiorare proprio in concomitantza con il contatto con i miei genitori (mio padre non é molto diverso). Non vedo via d’uscita, d’altra parte questo stesso stato d’animo mi procura sensi di colpa perché so che “in fondo le sue intenzioni sono buone”. Temo però conseguenze, soprattutto dopo la nascita. Sono arrivata perfino a pensare di non volere più un figlio, poi la notizia che era una bimba mi ha parecchio scombussolata perché ho paure che ricominci tutto da capo a ruoli invertiti. Grazie per l’ascolto e cari saluti.

R: Cara Federica, i nonni potrebbero essere una fonte di aiuto importante per la neo-mamma e per i neo genitori, soprattutto per le prime settimane dopo il parto quando ci si trova a dover assolvere a molti, nuovi e non sempre facili compiti. Tuttavia è sempre importante utilizzare una comunicazione aperta e sincera che permetta di dare indicazioni chiare su come e su cosa si vuole essere aiutati. Ciò, a maggior ragione quando, come nel suo caso, il rapporto con i propri genitori risulta essere, per qualche motivo, problematico. E’ importante quindi che lei continui con perseveranza a parlare con sua madre e a dirle in che modo e a quali condizioni desidera essere aiutata, anche quando le sembra che questo non abbia molti effetti. In questo caso, potrebbe anche farsi aiutare dal suo compagno, con il quale potrebbe rivolgersi ai suoi genitori, dicendo loro ciò di cui avete bisogno come coppia. Ormai non siete più solo figli ma state diventando una coppia genitoriale e i nonni devono imparare, anche se con il tempo, a fare un passo indietro. Cari saluti, O.N.Da – Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna.

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