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In questa sezione potete rivolgere le vostre domande a vari specialisti. Le risposte saranno pubbliche, ma garantiremo l´anonimato cambiando nomi e situazioni. Le risposte complete degli specialisti arriveranno anche direttamente a voi nella vostra casella mail.

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Carla chiede:

Mi immagino mamma e ho paura

D: Gentilissimi, sono contenta di aver scoperto casualmente il vostro sito e spero che possiate darmi un consiglio. Anni fa sono rimasta incinta e ho scelto di abortire. Colui che credevo l’uomo della mia vita mi comunicò che non sarebbe stato con me se l’avessi tenuto e mi lasciò, dopo 12 anni, per una appena conosciuta su internet. Il senso di fallimento seguito mi ha accompagnata per molti anni. Ho dovuto fare un profondo lavoro interiore per combattere ansia e dipendenza affettiva e ritrovare finalmente fiducia in me stessa e autostima. Ora ho 34 anni e convivo da 7 mesi con un ragazzo conosciuto un anno fa. Lui è separato da 2 anni, ha un bimbo di 7 e desidera tantissimo un figlio da me. Lo amo moltissimo ma non mi sento pronta per avere un figlio. Due cose mi spaventano. La prima è la sua insistenza, prende davvero male il mio rifiuto e temo per il nostro rapporto. Anche se nega, mi chiedo perché tanta fretta e se è veramente me che vuole: e se, passato l’entusiasmo iniziale, i suoi sentimenti per me cambiassero? Ciò mi blocca tantissimo e fatico anche solo ad affrontare l’argomento.
La seconda riguarda il fatto di non sentire un grande desiderio di maternità.
Ho sempre pensato che prima o poi sarebbe successo, ma ora se mi immagino madre mi sento in preda alla paura. Lo  vedo solo come un impegno e non come una gioia. Attualmente non ho un lavoro stabile, ho appena iniziato un nuovo lavoro che richiede molto impegno in questa fase e non ho ancora nessuna garanzia che mi terrebbero se restassi incinta: l’idea di perdere quel poco che ho conquistato dopo tanti anni di fatica semplicemente mi terrorizza. Per me è fondamentale avere una mia autonomia e un mio spazio, temo che con un figlio sarei costretta a rinunciare a tutto questo, mi immagino frustrata, stanca e arrabbiata col mondo. Temo letteralmente di perdere quella me stessa appena, e a fatica, ritrovata. E non voglio, non posso permetterlo. Purtroppo, inoltre, sono cresciuta in quel tipo di cultura che inculca a una donna che prima di ogni cosa deve svolgere tutti i suoi “compiti” di “donna di casa” e di madre, prima di concedersi un briciolo di spazio e tempo per se stessa; anche se cerco di allontanarmene da tempo e con impegno, mi rendo conto che questa mentalità mi condiziona ancora: cosa diventerei con un figlio? Mi sento fredda, senza emozioni, spaventata. Se di un blocco si tratta, è possibile uscirne?
Grazie in anticipo.

R: Cara Carla, al di là del suo passato e delle faticose esperienze che ha affrontato nell’ambito della maternità e della relazione di coppia, sembra che ora abbia ben presente che cosa ha conquistato in termini di autonomia e di costruzione dei propri spazi; dall’altra parte ha anche ben presente che cosa la preoccupa e i motivi per cui è spaventata. Forse anche per il lungo lavoro interiore che ha affrontato, sembra in contatto con le sue emozioni e i suoi vissuti. Si tratta, in questo momento, di prenderli sul serio: forse sente che non è ancora arrivato il tempo di diventare madre e forse arriverà quando si sentirà più stabile, dal punto di vista relazionale e lavorativo. Per uscire da questa “crisi” penso sia necessario continuare ad ascoltare se stessa e i propri tempi.
Cordiali saluti, O.N.Da – Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna.

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