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Silvia chiede:

Sono mamma per la seconda volta e sto crollando

D: Buongiorno, da dove comincio? Sono diventata mamma del mio secondo bambino sei mesi fa e se mi guardo indietro a volte penso che non ci siano stati momenti felici, cosa che senza dubbio non può essere vera.
A circa cinque settimane dalla nascita il mio bambino ha cominciato a soffrire di fortissimi episodi di vomito e siamo stati ricoverati in due ospedali per due settimane consecutive. E’ stato oggetto di numerosi esami, anche molto invasivi e alla fine non si è ancora arrivati ad una vera diagnosi: reflusso, intolleranza alle proteine del latte vaccino, forte enterite… ha perso un po’ di peso, ma su consiglio dei pediatri ho cercato, anche in quei momenti così difficili per me, di salvare l’allattamento al seno, e così è stato anche se lui è sempre rimasto un po’ piccolo per la sua età, e io sempre in ansia con la bilancia per vedere se cresceva. Tutti mi dicevano: vedrai che con lo svezzamento le cose cambieranno e finalmente si tornerà alla normalità.
E proprio questo è il punto, ho iniziato lo svezzamento e il mio bambino rifiuta categoricamente la pappa… e io sono crollata. Da quel momento il mio umore è peggiorato, sono sempre stanca, vedo tutto nero… e penso che le cose non sono cambiate, e che non cambieranno. Che mi trovo davanti all’ennesima montagna da scalare e spero che sia lui (povero) a togliermi da questa situazione, mettendosi magicamente a mangiare. E poi sono venuti a galla i sensi di colpa: per il mio primogenito, che ha visto la mamma completamente assorbita dal piccolo e per il secondogenito, perché mi chiedo se ho fatto il suo bene a portarlo in quell’ospedale, dove l’ho visto soffrire così tanto… sono confusa.
Ho accanto un compagno, dei genitori, sorelle che ci hanno aiutato tanto, e che cercano di farmi capire che le cose non sono così gravi come le vedo io, e che presto cambieranno, ma io ho sempre l’impressione che non sia così. Proprio questo mi fa capire che c’è qualcosa che non va… grazie dell’attenzione.

R: Cara Silvia, la nascita e l’accudimento di un bambino comportano di per sé l’emergere di una serie di emozioni non solo positive ma anche negative come ad esempio, la preoccupazione, l’ansia per la salute e la crescita del bambino, la stanchezza psico-fisica (a volte lo sfinimento) e il senso di colpa.
Se poi il bambino presenta delle problematiche più o meno serie, queste emozioni possono facilmente diventare più forti, più presenti, più invasive tanto che spesso finiscono per ingigantire il problema, rendendo più difficile risolverlo. In questi casi, occorre affidarsi alle persone che si hanno vicino (partner, genitori, fratelli, amici) che possono aiutare a vedere la situazione in modo più chiaro e lucido, definendo con chiarezza il problema e le modalità per risolverlo. Se poi le emozioni negative persistono, sono forti e si ha come l”impressione che qualcosa non vada”, come lei stessa dice, magari potrebbe anche essere utile chiedere aiuto ad uno psicologo.
Cari saluti, O.N.Da – Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna.

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