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In questa sezione potete rivolgere le vostre domande a vari specialisti. Le risposte saranno pubbliche, ma garantiremo l´anonimato cambiando nomi e situazioni. Le risposte complete degli specialisti arriveranno anche direttamente a voi nella vostra casella mail.

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Valeria chiede:

Senza supporto: a chi rivolgersi?

D: Sono una giovane mamma di un bellissimo bambino di 4 mesi. Ho avuto una gravidanza serena e mi preparavo con entusiasmo al parto. Purtroppo il travaglio è stato particolarmente doloroso e traumatico e si è conlcuso con un cesareo d’urgenza. Così nato un bambino in ottima salute, mentre io dopo quattro giorni in ospedale praticamente senza riposare sono tornata a casa con febbre alta, stremata. Avevo questo bambino che mi sembrava fragile da accudire e non avevo supporto di una figura materna, mi aiutava un po’ mio padre e il mio compagno che era anche molto impegnato con il lavoro. Il senso di stanchezza ha raggiunto l’apice quando all’assenza di aiuti vicini si aggiungevano le ordinarie coliche del bambino e la difficoltà di soddisfare le sue esigenze di latte al seno. Alla sera non sapevo come avrei affrontato la giornata successiva. La situazione è migliorata dopo il terzo mese quando ho deciso per alimentarlo con il latte artificiale, così non passavo più tutta la giornata attaccata al tiralatte e così anche per il cessare delle coliche. Ho così affrontato gli ultimi esami universitari, non uscendo di casa per un mese e mezzo occupando ogni momento “libero” con lo studio. Per qualche tempo il mio compagno portava il bambino la mattina a spasso, così che potessi concentrarmi sullo studio, ma ora che la sessione è finita mi è ripiombato tutto addosso. Il bambino non è il problema, è adorabile, sveglissimo e dolce, ma il padre che non comprende il mio stato di stanchezza, a cui basterebbe poco per porre rimedio, anche solo un ora di camminata all’aria da sola o fare un biberon o un cambio ogni tanto di sua iniziativa. Più volte ho chiesto complicità ma all’atto pratico lui si disperde in altre faccende e non mi aiuta.  Sono esausta di questa situazione, ho rinunciato a molte cose per la mia età, soprattutto alla mia indipendenza. Vorrei poter vivere questo momento felicemente mentre mi sento solo tanto stanca e se chiedo aiuto mi viene risposto che sono io la causa del mio stress perché voglio arrivare ovunque. Le continue assenza del mio compagno mi fanno crescere dentro un senso di rabbia duplice: sia per ilsenso di abbandono, sia per il fatto che, nonostante lui abbia mille impegni riesce a ritagliarsi i suoi spazi mentre io, che ho annullato tutto, comunque continuo a dare priorità al bambino e chiedo come se fosse la luna un po’ di tempo per me. Ora siamo ai ferri corti proprio perché oggi sono esplosa all’ennesima assenza, così lui minaccia di andarsene (non lo pensa realmente ma solo il fatto che lo accenni accresce ulteriormente il mio senso di frustrazione). Entrambi sapevamo che in figlio non era una passeggiata, ma xkè deve ricadere tutto solo sulla madre, il figlio non è di entrambi? Voglio garantire la serenità mia e di mio figlio ma non so più cosa posso fare per farmi capire.

R: Cara Valeria, sta vivendo un periodo che è di per sé impegnativo, per il fatto stesso di essere diventata mamma, di dover affrontare l’adattamento a questo nuovo equilibrio e di dover imparare ad accudire e relazionarsi al meglio delle possibilità con il suo bimbo. Nella sua situazione ci sono però altri fattori che complicano ulteriormente le cose, come la sua giovane età, il fatto che stia affrontando lo stress degli esami universitari, l’assenza di una figura materna e la percezione di un supporto sociale povero da parte del suo compagno. Questi fattori potrebbero comportare il rischio di sviluppare un disagio psicologico o comunque una sofferenza più grave o prolungata, che già oggi sembra non tollerare più. Il consiglio è quello di contattare al più presto uno psicologo con cui affrontare questo momento complesso e trovare la strada per uscire da questa difficoltà personale ma anche relazionale con il suo partner. Facendo maggior chiarezza ed elaborando meglio la situazione, potrà trovare insieme al terapeuta il modo migliore per farsi capire/ascoltare/aiutare dal suo partner. Cari saluti, O.N.Da – Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna.

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