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In questa sezione potete rivolgere le vostre domande a vari specialisti. Le risposte saranno pubbliche, ma garantiremo l´anonimato cambiando nomi e situazioni. Le risposte complete degli specialisti arriveranno anche direttamente a voi nella vostra casella mail.

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A. chiede:

Dal tunnel si può uscire!

D: Salve, vorrei farvi brevemente un quadro dei miei ultimi tre disastrosi anni. Gravidanza con crisi di vomito e uscite/entrate dall’ospedale per disidratazione tutti i nove mesi. Al sesto mese mi trasferii all’estero e siamo ospitati dalla famiglia di mio marito. Disagio e sconforto diventarono il quotidiano ma ho sempre sperato in un futuro migliore. Dopo il parto tutto prepicitò, mi sentii sola, senza conforto. La mia famiglia era in Italia: ho preso la mia creatura di un mese e sono tornata a casa. Mio padre, 56 anni, aveva un tumore di quarto grado di cui non sapevo nulla. E qui il buio.
Tristezza, sconforto e sogni ricorrenti di accoltellare mia figlia quando piangeva mi hanno ossessionato ogni giorno.
Amavo mia figlia più di ogni altra cosa al mondo ma ero sola, mio padre stava morendo di cancro, mia madre ha avuto un ictus e mio marito era dall’altra parte del mondo per lavoro. Cercai di farmi forza, di convincermi che sarebbe passata. Mi documentai su internet per quello che potevo, mi dividevo tra casa e due ospedali mentre mia figlia veniva accudita da parenti e amici. Dicevano che mio padre sarebbe andato avanti almeno tre anni ma poi all’improvviso se ne è andato a luglio del 2014 dopo soli sei mesi.

Quel poco coraggio che avevo sparì. Le ossessioni diventarono immagini fisse, avevo paura a stare sola con la bambina, paura di farle il bagno, e paura a guardare i coltelli. La amavo ma mi sentivo in colpa. Ogni sorriso suo era una meraviglia per me, ma lì cominciava il batticuore e l’ansia del male che potevo farle. Dopo pochi mesi tornai all’estero sempre con la famiglia di lui, perchè la vita era cara, e approffittai di mia suocera che si curava della bimba mentre io facevo due lavori. Andava meglio e non avevo più ansia , ma poi ritornava il senso di colpa…

Finchè mi sono detta detta: “basta! Prendo l’aereo e vado alla tomba di mio padre!”.

Da due settimane ogni giorno gli parlo, prego, gli chiedo aiuto! Torno a casa più alleggerita, guardo mia figlia, dio quanto mi è mancata! E’ bella, sana e perfetta, e mi ama nonostante tutto! E’ come se mi si fossero aperti gli occhi da un incubo! Sto meglio, molto meglio! Ora va all’asilo siamo amiche, andiamo a nuoto insieme, cuciniamo, laviamo i piatti. E io che avevo paura a guardarli le ho da poco insegnato come usare il coltellino per bambini! Mi sento finalmente serena di stare con mia figlia! Sono una mamma come tante, non perfetta, ma attenta e amorevole perchè non voglio più che al mio cucciolo manchino le mie cure. E’ stata dura, mi sento meglio, non posso permettermi uno psicologo (negli Stati Uniti la sanità è privata) allora cerco di evitare film horror e non guardo più nemmeno la tv. Ma se sento notizie di cronaca allora torna l’ansia e qualche sporadica immagine brutta, ma ho imparato a conviverci, non è facile ma non mi disturba più e passa entro pochi secondi. Voi siete i primi che metto al corrente di questa storia. Spero che mi rispondiate onestamente e spero che la mia storia sia di aiute ad altre mamme. Coraggio! Dal tunnel si puo uscire!

R: Cara A., la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere queste pensieri/immagini che l’hanno fatta soffrire e che riferisce essere ancora oggi per lei motivo di ansia, anche se in misura minore rispetto al passato.
Non c’é dubbio che abbia attraversato un periodo di forte stress e dolore dovuto alla presenza di molteplici fattori di grande stress e molto ravvicinati tra loro. Nel momento in cui é diventata mamma, con tutti i cambiamenti e le sfide che questo comporta, si é trovata anche a dover affrontare un trasferimento all’estero, la malattia dei suoi genitori e la lontananza dalla sua famiglia.
So che ritiene di sentirsi molto meglio attualmente perché i pensieri sono diventati meno disturbanti rispetto al passato e perché, come dice, ha imparato a convivere con questi pensieri. Tuttavia, é importante che si rivolga comunque ad uno psicologo/psichiatra perché possa effettivamente liberarsi da questi pensieri e non solo conviverci, perché questi pensieri le impediscono di vivere del tutto serenamente la relazione con sua figlia. Rivolgersi ad uno psichiatra/ psicologo la aiuterá a gestire l’ansia che sta sotto a queste immagini e a questi pensieri. Mi rendo conto che possa essere difficile in America visti i costi e non sono al corrente dei servizi che sono a disposizione sul territorio, ma é molto importante che si consulti con uno psichiatra o in America o in Italia che la aiuti a stare meglio e ad essere piú serena nella relazione con sua figlia. Magari puó provare ad informarsi sui Centri/ Associazioni presenti nella cittá dove vive. Cordiali saluti. Onda

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