Gravidanzal'esperto risponde

crisi di pianto in gravidanza

D: Buongiorno, sono alla sedicesima settimana, due settimane fa ho scoperto di aspettare un maschio ( desideravo una femmina) e da lì è iniziata la crisi. Premetto che ho 35 anni, la gravidanza era cercata ma dicendo, proviamo, se arriva bene, altrimenti sto benissimo lo stesso e..in tre tentativi è arrivato. La mia prima reazione al test positivo è stata un breve pianto, ma l’avevo giustificato con la forte emozione ( anche se non riuscivo a sentirla come positiva). Alle varie ecografie mi sono sempre stupita della mia indifferenza, quando di solito mi emoziono molto facilmente, era come se quel “coso” fosse di qualcun altro. Poi sul referto dell’analisi genetica scopro che è maschio e da lì tre giorni di pianto ( sono arrivata a prendermi a pugni la pancia)..poi la situazione sembrava un po’ rientrata ero felice di come stava andando il lavoro, a distanza di due settimane visita di controllo dalla ginecologa e… nuova crisi. Ho provato a spiegare il problema alla ginecologa che ha liquidato il tutto con l’importante è che siete sani, mica abbiamo tutte lo stesso carattere il tuo umore migliorerà.
A questo punto non so cosa fare. Non ho mai nascosto che la mia paura più grande fosse la depressione post parto, ma non pensavo potesse esserci anche prima. Sembra che una donna dovrebbe sentirsi al settimo cielo quando  incinta, e invece…generalmente sono una persona entusiasta che ama farsi coinvolgere da nuovi progetti, questo invece non mi va giù. Mi dico che passerà, che non ho altra alternativa che accettarlo, che è solo perchè sonpo viziata e non voglio crescere ma..non ne sono così sicura e non so a chi rivolgermi per capire se è solo tristezza o  qualcosa di più grave e soprattutto cosa posso fare per smetterla di sentirmi così.
Grazie mille.
R: Cara D, scoprire di aspettare un figlio genera nei genitori e specialmente nella futura mamma un’ampia costellazione di aspettative sul bambino immaginario e di conseguenza conoscere il sesso del nascituro pone un limite preciso e ben definito alle fantasie dei nuovi genitori. Le caratteristiche dei tuoi vissuti e del tuo stato di malessere, sembrerebberò però essere riconducibili ad altre questioni personali che andrebbero pertanto approfondite e conosciute con l’aiuto di uno psicologo. Ti consiglierei per tale motivo di iniziare un percorso di sostegno, anche di breve durata, per acquisire alcune consapevolezze che ti permettano così di condurre il periodo gestazionale con serenità e di raggiungere con il tempo una stabilità in questo tuo nuovo ruolo identitario. Ricordati inoltre che anche le pulsioni aggressive, le paure e l’ostlità sono componenti dell’amore materno, bisogna però riconoscerle e saperle modulare attentamente per evitare di essere in balia di un’ansia incontrollabile e indefinita senza pensieri e parole che possano epsrimerla. Cari saluti, Onda.

3 Gennaio 2018

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