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Non voglio fare la mamma

Buongiorno! Vi ho già scritto qualche mese fa, quando la mia bambina era ancora molto piccola, per cercare aiuto. Adesso Elida ha 13 mesi e io 22 anni ma la situazione non è cambiata: non riesco proprio ad accettare questa maternità, sogno di fuggire lontano, di darla in adozione, mi dà fastidio essere chiamata “mamma”. Premetto che ho una storia familiare di depressione e di personalità borderline. Da almeno sei mesi sto affrontando un percorso da una psicoterapeuta e più o meno conosco le cause del mio disagio (mia madre e mio nonno sono morti a distanza di neanche due mesi poco prima che rimanessi incinta, ho avuto una famiglia disastrata, ho subito un abuso a 14 anni), ma sapere le cause non cambia il risultato, anzi spesso sembra aggravarlo. In alcuni giorni voglio bene a Elida, in altri vorrei solo sbarazzarmene e ogni minima difficoltà mi scatena degli scatti d’ira quasi incontrollabili. Al contrario di ciò che ci si aspetterebbe, nei giorni “buoni” non sono contenta perché faccio prevalere la tenerezza che naturalmente suscita un esserino tenero e indifeso, ma nel profondo sono convinta di non poterla crescere, che se anche mi rassegnerò all’idea sarò sempre in pericolo di fuga ed è meglio per tutti che la lasci a un anno piuttosto che a dieci. Non ho vissuto un’infanzia né un’adolescenza serena e adesso non voglio bruciarmi anche quelli che potrebbero essere i migliori anni della vita. La libertà era ciò che mi teneva in piedi e ora mi sento in gabbia, provo un senso di angoscia perenne, tendo a non dormire o ad avere una stanchezza cronica, ogni sacrificio che faccio per mia figlia mi pesa tantissimo, le addosso la colpa di aver cambiato il rapporto col suo papà, di obbligarmi ad affrontare e frequentare la mia famiglia e quella del mio ragazzo, evito di uscire e svagarmi per non subire l’orribile sensazione del “ritorno alla realtà” e per questi motivi ho una scarsa considerazione di me stessa. La mamma del mio ragazzo dice di volermi bene ma io sento di non meritarlo, mi dice che ce la farò perché lei ha avuto un passato simile al mio eppure ha cresciuto due figli, ma adesso è una donna ignorante, stressata e insoddisfatta che vive solo per gli altri perché non ha il coraggio di confrontarsi con se stessa. Ecco perché io non voglio “farcela”, i figli crescono per forza di cose, ma la forza di cose genera mamme insoddisfatte e figli assetati d’affetto con scarsa autostima come lo sono io, che ho avuto per genitori un padre assente fisicamente e una madre assente emotivamente che ogni giorno malediceva la nostra nascita. Per farla breve, io non voglio fare la mamma e respingo qualsiasi sentimento che mi faccia pensare il contrario perché è lo stesso che mi ha portato a non abortire e a non darla in affidamento appena era nata: realisticamente non posso farcela. Tendo a scappare continuamente da situazioni e rapporti e non farlo (come in questa situazione) mi porta solo a desiderarlo spasmodicamente e ad inquinare il più possibile quello che ho per dimostrare a me stessa e agli altri che deve essere cambiato. Lo sto facendo anche adesso mentre le scrivo, dirà. Esatto. E continuerò a farlo perché ho forti disordini emotivi e affettivi. Cosa posso garantire a mia figlia, e al mio ragazzo, e a me stessa?
R: Cara Maria Vittoria,
per uscire da questa sofferenza è necessario continuare a seguire il percorso terapeutico che ha iniziato. Non è facile e non è possibile farlo in poco tempo, ma i risultati arriveranno. Ha pensato di chiedere un consulto anche da un medico psichiatra? Potrebbe aiutarla in questo momento di “emergenza” e parallelamente potrebbe continuare la psicoterapia, in modo da agevolare il più possibile la riuscita della cura. Si confronti con il suo terapeuta che, conoscendo il suo caso, saprà darle delle indicazioni pratiche rispetto ai medici della sua zona di residenza. Cari saluti, Onda

20 Marzo 2015

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