Gravidanzal'esperto risponde

Rischio depressione?

D: Buonasera. Ho 35 anni e sono alla decima settimana della mia prima, desiderata gravidanza. Sono contenta, con i piedi per terra e anche abbastanza serena. Sono in cura da tanti anni perché nel periodo adolescenziale
ho sofferto di depressione provocata dalla mia forte ansia. Ho seguito un percorso terapeutico per sette anni che ho deciso di smettere nel momento in cui ho deciso di cambiare alcune cose nella mia vita.
Da allora sono passati tanti anni (quasi 9) e io ho vissuto alti e bassi, come credo accada a ogni essere umano.
Sono un po’ preoccupata per la depressione post partum perché il mio medico di base mi ha detto che visti i miei precedenti sono molto a rischio. Gli ormoni in questo momento non mi permettono nemmeno di immaginare che potrà accadere, perché difficilmente nella mia vita mi sono sentita così bene come adesso, dal punto di vista psicologico, ma non voglio tralasciare un’ipotesi così importante, solo perché in questo momento mi sembra una possibilità lontana. Come posso muovermi e a chi posso rivolgermi per prevenire il peggio?
O: Cara Ornella,
aver sofferto di depressione prima della gravidanza costituisce uno dei “fattori di rischio” per lo sviluppo della depressione post-partum. Non si tratta mai di una causalità diretta, perché vanno considerati anche i “fattori di protezione”, cioè tutte quelle variabili che influiscono positivamente sul modo di affrontare la gravidanza ed il post-partum: tutti i contatti che la donna intrattiene con le strutture sanitarie quando si reca all’ambulatorio ginecologico, fa esami di laboratorio o esami strumentali (ecografia morfologica), partecipa al corso preparto, effettua il ricovero per il parto e si reca alla visita ginecologica a 40 giorni dopo il parto, costituiscono delle opportunità molto importanti per monitorare e prevenire l’andamento dello stato psicofisico della donna. E’ molto importante anche la percezione che la donna ha del supporto sociale da parte di familiari e partner. Dunque, faccia attenzione al suo stato, ai suoi vissuti, durante la gravidanza e nei primi mesi dopo il parto, utilizzando i momenti delle visite come confronto con i medici e con il partner, per capire come stanno andando le cose. Se dovesse sentire una qualche forma di sofferenza non esiti a contattare uno psicologo, se vuole quello che ha affrontato con lei il percorso di terapia, o a parlarne con il suo medico che conosce la situazione. Cari saluti, Onda

26 Marzo 2015

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