Post Partuml'esperto risponde

Se lui non dorme io vado in crisi

D: Buongiorno, ho 26 anni e un bimbo di un anno. Ho vissuto una gravidanza e un parto meravigliosi, bellissimi. Con la nascita del bimbo però mi è crollato tutto addosso: vivo in una città lontano dai genitori miei e di mio marito, quindi non ho aiuto, il mio bimbo non ha mai dormito e anche a causa di problemi infiniti con l’allattamento il mio stato psicofisico è stato fortemente provato. Avevo i nervi letteralmente a pezzi, ero esausta, avevo crisi di pianto e desiderio di delegare la cura del bambino a qualcun’altro appena possibile, mi sentivo tremendamente infelice. Con lo svezzamento e l’ingresso al nido del bimbo (mezza giornata) la situazione è decisamente migliorata, solo che continua a non dormire (di notte, di giorno per fortuna almeno due ore circa si) e in certe occasioni mi sembra di ricadere in quella frustrazione. Quando devo addormentarlo (soprattutto di giorno perché le notti le divido con mio marito che mi da davvero un grande aiuto su tutti i fronti) e non riesco (il suo sonno va molto a periodi) mi sale un gran nervoso, una rabbia incredibile, e me la prendo con il bimbo (ovviamente senza fargli alcun male, solo verbalmente). Mi sento ancora i nervi a pezzi, frustrata, mi sono ricapitate crisi di pianto. Non mi sembro nemmeno io! Voglio un gran bene al mio bimbo e ora sono felice, ma quando succedono questi momenti non mi riconosco, me ne vergogno. Ho chiesto aiuto ad un’ostetrica per il sonno e nel mesi ci sono stati miglioramenti di giorno, ma la notte continua ad essere problematica e le ho provate tutte. Non so se la mia è o è stata depressione post partum, ma posso fare qualcosa per vivere meglio questo fatto dell’addormentamento e della stanchezza? Grazie.
R: Cara L., sicuramente le difficoltà riscontrare hanno inciso in maniera significativa sul tuo benessere psicofisico. Specialmente la privazione del sonno risulta essere una delle principali condizioni di rischio per un esaurimento fisico e mentale. Inoltre, la mancanza di supporto e sotegno da parte di familiari non ti consente di riacquistare l’energia necessaria per la gestione di un figlio. Pertanto, ti consiglierei in prima istanza di affrontare la situazione con il pediatra di fiducia per individuare una migliore gestione e, in seconda istanza, di considerare l’idea di ricorrere all’aiuto di una tata per qualche ora al pomeriggio. In conclusione, non esitare a contattare un professionista della salute mentale qualora i tuoi vissuti dovessero aumentare di intensità. Cari saluti, Onda.

20 Giugno 2017

TI POTREBBE ANCHE
INTERESSARE