l'esperto rispondePost Partum

Sentirsi una cattiva madre…

D: Sono diventata mamma da due mesi di Jacopo un bimbo sano che cresce bene ed è circondato da persone che lo amano. Ho 33 anni e da quando ho memoria ho sempre voluto una famiglia mia, ho perso mio padre quando ero piccola e mia madre a 20 anni, ragione in più per me per cercare la felicità in una famiglia mia. Sono separata dall’uomo che credev essere quello giusto e tre anni fa ho conosciuto il mio attuale compagno e padre di Jacopo. Tutto perfetto finora… Ho realizzato il mio sogno con l’uomo migliore, ho avuto una gravidanza perfetta e anche il parto è andato molto bene, ero felice e non vedevo l’ora di diventare madre. Pensavo che niente al mondo mi avrebbe buttata giù, dopotutto ero sopravvissuta a tante brutte cose e questa era la ricompensa per il dolore provato da piccola. All’improvviso tutto è cambiato: la mia vita, la coppia e questa piccola creatura così bisognosa di attenzioni. Appena è nato Jacopo siamo stati in montagna per un mese, il mio compagno mi è stato vicino e abbiamo iniziato a conoscere il nostro bambino. La tristezza è iniziata in gravidanza, davo la colpa agli ormoni ma poi le cose sono peggiorate quando siamo rientrati in città e il mio compagno è tornato a lavoro. Io mi sono ritrovata da sola con un bimbo molto esigente che piange praticamente sempre, non vuole mai stare in culla o in qualsiasi altro luogo che non siamo le mie braccia. Lo porto anche in fascia in modo da fargli  sentire il contatto con me, ma i suoi pisolini diurni durano al massimo 20 minuti. Poi di sera io è il mio compagno ci mettiamo almeno due ore di pianti per farlo addormentare. Non ho più una vita. Mangio in piedi in silenzio mentre lo tengo in braccio o nel marsupio, mi vergogno ad andare in giro con lui perché ho paura che la gente mi giudichi una cattiva madre e vivo con il terrore che lui si svegli e pianga. Non ho più voglia di mangiare, di uscire, di parlare con le persone, penso di non amare più il mio compagno e il bambino che ho voluto tanto non lo riconosco neanche come mio figlio. Lo vedo come un piccolo parassita che cerca sempre famelico la tetta. Ho paura dei miei pensieri. Non c’è e giorno in cui io non pensi ad un modo per farla finita. Scappare via, buttarsi dalla finestra, lasciarmi morire di fame. Sto facendo soffrre il mio bambino che non ha colpa, se non quella di essere un cucciolo indifeso e il mio compagno che non sa più come aiutarmi. Mi rifiuto di vedere la mia famiglia o uno specialista che mi aiuti.ho perso me stessa, non mi riconosco più. Non provo quasi più sentimenti, ne per mio figlio n’è per chiunque altro. Ogni giornata che inizia e una lunga agonia e non vedo la fine di questo periodo, nonostante tutti mi dicano Che passerà  che è solo una fase. Io non ci credo e non riesco ad essere felce di questo miracolo, vorrei solo non fiosse mai successo. Come posso uscirne?

R: Cara Martina, lei non sta affatto facendo soffrire il suo bambino. Anzi, al contrario, lei sta facendo tutto quello che una mamma puó fare per accudirlo e farlo stare bene. Purtroppo i primi tempi dopo il parto possono essere difficili per molte neo-mamme. I ritmi cambiano, si dorme poco, si hanno tante cose da fare, non si ha tempo per sé e ci si rende ben presto conto che il lavoro é continuo e faticoso. E ció vale ancora di piú se il proprio bambino vuole stare tanto in braccio e fa fatica a stare da solo anche per poco. In queste situazioni, se si é soli e non si hanno aiuti, é normale sentirsi sfiniti e tristi. L’ unica cosa da fare é quella di chiedere al piú presto aiuto ad uno psicologo/ psichiatra. Mi creda, parlare con uno psicologo potrebbe davvero aiutarla ad affrontare questo momento difficile e a stare meglio, con sé stessa, con il suo bambino e con il suo compagno. Non aspetti altro tempo, rischiando cosí di stare ancora peggio. Ci sono tantissime mamme nella sua sitauzione e non c’é nulla di cui vergognarsi nel chiedere un aiuto esterno. Anzi, chiedere aiuto é un gesto importante che esprime la volontá di prendersi cura di sé e della propria famiglia. A questo proposito, puó rivolgersi al suo medico di base o contattare uno dei centri specializzati riportati sul sito www.ondaosservatorio.it. Cari saluti, O.N.Da – Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna.

9 Ottobre 2013

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